17 gennaio, 2018

“È un sistema complesso, una scrittura tutta insieme figurativa,
simbolica e fonetica, in uno stesso testo, una stessa frase, io,
direi quasi in una stessa parola.”
Champollion, Lettera a M. Dacier, 27 settembre 1822.

La parola Geroglifico ha la sua radice etimologica nelle parole greche Hiero, inciso, e gluphein, sacro. 5000 anni fa, l’Egitto antico creò una scrittura pittografica che fu usata fino al 400 d.C. Gli egiziani chiamavano la loro scrittura Medouneter, che significa “le parole divine.” Questa scrittura è, secondo gli egittologi, un linguaggio per le Divinità. Con il tempo, i pittogrammi cominciarono a rappresentare più dei suoni più che delle parole come in origine. I geroglifici furono adattati per essere utilizzati quotidianamente in più della loro identità mistico e religiosa. Nel Tardo periodo esistevano circa settecento geroglifici, mentre in epoca greco-romana se ne sono censiti non meno di cinquemila.
L’antica lingua egiziana, propriamente detta, risale approssimativamente al 2600 a.c. Era un dialetto del nord, nei pressi di Menphis, la lingua usata nelle iscrizioni e nei documenti dalla III dinastia alla VI del Vecchio Regno, quella dei Testi delle Piramidi. I primi testi dell’egiziano classico o del medio regno, compaiono nel 2100 a.c. Sopravvivrà nella lingua parlata per 500 anni ma resterà per il resto della storia dell’Egitto antico la lingua dei geroglifici. È la lingua di numerosi testi letterari, di iscrizioni reali e private, di documenti amministrativi e di lettere così come di un’abbondante letteratura religiosa, come i Testi dei Sarcofaghi. Il neo-egiziano, dialetto dell’alto Egitto, sostituisce l’egiziano classico nella lingua parlata dopo il 1600 c.c. e resta in uso fino verso al 600 a.c. Questa è essenzialmente la lingua dei testi non letterari delle dinastie dalla XIX alla XXV. Invece, i testi letterari, religiosi e quelli delle iscrizioni erano ancora profondamente influenzati dall’egiziano del medio regno. Nel Tardo Regno, si utilizzano simultaneamente due dialetti e due scritture corsive derivate del neo-egiziano: il demotico arcaico nel Nord e lo ieratico “anormale” del Sud. L’unificazione dell’Alto e del Basso Egitto vide con favore l’utilizzo del demotico, sotto il regno di Psammetico I. Il demotico, del greco demos, che significa “popolare”, resterà in uso fino al V secolo a.c.
Dopo l’anno 400 d.c., il linguaggio dell’antico Egitto fu scritto con l’alfabeto del greco antico, aggiungendo le lettere egiziane esclusivamente per i suoni che non esistevano in greco. Questo linguaggio misto era noto come copto, termine derivato da aiguptos che significa “egiziano” in greco. Il copto rappresenta l’ultima fase della lingua egizia. Attestato fin dal IV secolo a.C., era ancora parlato dai contadini dell’Alto Egitto nel XVII secolo e resta tutt’oggi la lingua liturgica della chiesa copto-Ortodossa. Nel 642, quando l’Egitto fu conquistato dagli arabi, fu sostituito dalla lingua dei dominatori che divenne progressivamente quella ufficiale del paese, usata nell’Egitto contemporaneo.
Per 1000 anni, i geroglifici furono considerati solamente come simboli misteriosi, che decoravano i vecchi monumenti. Esistevano diverse teorie che cercano di spiegare il loro significato: alcuni affermavano che erano simboli sacri che contenevano formule magiche, altri credevano che rappresentassero delle cerimonie segrete religiose. Nel 1799, l’esercito di Napoleone Bonaparte trovò la chiave di lettura per interpretare i geroglifici: la stele di Rosetta. Essa presentava tre testi: uno in demotico, uno in geroglifico e l’altro in copto. Paragonandoli con il greco amtico, i ricercatori tentarono di tradurre gli altri. Solo ventitre anni più tardi, il giovane francese Jean-François Champollion riuscì, per primo, a leggere i geroglifici.

Un po’ di Fonetica

Contrariamente alla maggior parte dei sistemi, la scrittura geroglifica, non ha un senso di scrittura obbligatorio. Si può scriverla da destra a sinistra, da sinistra a destra o dall’alto in basso, ma non dal basso verso l’alto. Per conoscere il senso di lettura, basta osservare la direzione del volto delle figure o della testa degli animali, che aiutano il lettore nella decifrazione: se gli animali hanno la testa girata a destra, allora bisognerà leggere il testo da destra a sinistra; viceversa, da sinistra verso destra.

Un carattere può avere tre significati:

– Figurativo o ideografico, il carattere esprime ciò che rappresenta (per esempio. il disegno di una piuma significa “piuma”);
– Simbolico, il carattere esprime un’idea diversa da quella che rappresenta (per esempio, l’anatra può indicare il figlio);
– Fonetica, il carattere è utilizzato come lettera in una parola senz’altro valore che il suono al quale corrisponde nell’insieme dei fonemi della parola data (per esempio, l’anatra può essere utilizzata per il suono che ha)

Alfabeto Geroglifico

Ecco come si pronunciano i geroglifici.

La w e la u si pronunciano “u” come nella parola tu.
La ha si pronuncia come “o” come nella parola loto, mentre â si pronuncia “a” come nella parola sciatica. Non si pronuncia mai come una “ha” ferma (es. mancare).
Il kh si pronuncia “k” come nella parola bloccare.
La s si pronuncia come nella parola serpente ma talvolta può essere pronunciata come una “z”.
Il tj si pronuncia “sch” come nella parola scenata.
La oh si pronuncia come una “o” lunga.
La e pronunciati come una “è” come nella parola the.
La dj si pronuncia esattamente come nel parola budget.
L’apostrofe ‘ sta ad indicare una pausa molto breve nella parola. (Ma’at pronunciati Ma-hat).

 

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