17 gennaio, 2018

Iside

Divinità Iside

Accanto al suo sposo, Osiride o Serapide, al dio-bambino Horus (chiamato anche Arpocrate), ad Anubi dal muso di canide, Iside presiede ai culti “isiaci”, diffusi dal Mediterraneo agli estremi confini dell’impero, fino alle regioni transrenane e transdanubiane.

i riti isiaci rivali del cristianesimo nascente

Migliaia di documenti attestano le sorti degli isiaci, rivali non trascurabili di un cristianesimo nascente: l’adorazione di un dio (Osiride) che conosce in prima persona la morte e la resurrezione, di una dea (Iside) portatrice di compassione e di speranza attraverso una maternità consacrata dal vigore del figlio che mette al mondo (Horus), la presenza insieme inquietante e rassicurante di una guida nel mondo dei morti (Anubi), una tradizione millenaria di mistero e magia, legata alla gloria dei faraoni, delle piramidi e del sole d’Egitto, altrettanti motivi di fede e speranza sulla terra come nell’aldilà. Benché vinta dal cristianesimo, Iside non può tuttavia scomparire per sempre.A partire dal Rinascimento, fino ad arrivare ai giorni nostri, l’egittofilia e l’egittomania conoscono un destino straordinario.
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Iside nel III Millennio

A partire dal III millennio a.C., nell’Egitto dell’Antico Regno, Iside è parte integrante della grande galleria, ricca e diversificata, di divinità egizie. La dea non appare tuttavia nei documenti più antichi e soprattutto non gode di alcuna priorità rispetto alle divinità dei culti “concorrenti”.

Iside nel II Millennio

A partire dall’inizio del II millennio, durante il Medio Regno, ma soprattutto durante il Nuovo Regno (15601085 a.C), le divinità più importanti sono la triade di Ammone (divenuto dio dinastico), Mut e Khonsu. La dea Iside viene rappresentata in forma antropomorfa, in atteggiamento nobile, eretta o assisa.Con una mano impugna uno scettro, con l’altra il geroglifico ankh, la famosa “croce ansata”, simbolo della vita. Abbigliamento e ornamenti sono molto atipici: porta (come la deamadre Mut) per copricapo una spoglia di un avvoltoio, con un ureo protettore.

il nuovo regno

A partire dal Nuovo Regno Iside mutua dalla dea Hathor il disco solare racchiuso tra corna bovine. È piuttosto complesso elencare le funzioni della dea, ma è indubbio che siano legate ai ruoli “vitali” di sposa e madre. Nei celebri Testi delle Piramidi, raccolta di formule destinate a garantire la sopravvivenza del faraone dopo la morte, sono già presenti gli elementi del “mito osiriaco”: Iside, sposa di Osiride, veglia con la sorella Nefti il corpo del marito assassinato dal fratello, il malvagio Seth. Dall’unione tra Osiride risorto e Iside nasce il dio Horus. A Osiride, “eternamente vivo”, viene affidato il regno dei defunti. Rappresentato con le carni di colore verde, il dio è anche responsabile della vegetazione che rinasce dopo ogni piena del Nilo. Quanto a Horus, diobambino, diventa vendicatore di suo padre, di cui sarà successore. Nell’ambito di una religione particolarmente complessa è chiaro che il dio rivesta molte altre funzioni. Come diofalco, per esempio, è divinità solare e ipostasi del faraone. Il culto di Osiride, Iside e Horus nei templi a essi consacrati, e soprattutto nell’ambito della religione funeraria, si perpetua dinastia dopo dinastia nel corso di tutta la storia faraonica.
Sotto la XIX dinastia (13001180 a.C.), ma soprattutto all’inizio del I millennio, si assiste a ciò che può essere definito un “sussulto” di religiosità isiaca.Mentre Osiride continua a regnare incontrastato sul mondo dei morti e viene dato sempre maggior risalto al suo carattere di dio misericordioso, l’onomastica indica l’importanza crescente attribuita alla sua sposa: ai bambini vengono dati nomi come “È Iside che me l’ha dato”, “Iside ha detto: vivrà”, “Iside tiene in vita”, “Che Iside sia in festa”. Parallelamente, Horus prende il posto di Khonsu, altro dio bambino. Ciò corrisponde a una crescita della fede in Osiride, dio pietoso che ha conosciuto in prima persona la morte e la resurrezione, e in Iside, madre protettrice che veglia instancabilmente sul figlio, il dio bambino Horus.

Erodoto, che si reca in Egitto verso la metà del V secolo a.C., è testimone diretto della fortuna di Iside (Her.II, 42). Sotto l’ultima dinastia indigena, la XXX dinastia (378341 a.C.), tra i numerosi templi costruiti o ampliati, due importanti santuari attestano il fervore religioso che circonda Iside: l’Iseo di Behbeit elHagar, nel Delta, e quello di File, isola della prima Cateratta, ai confini meridionali dell’Egitto.

alessandro magno

In seguito alla conquista da parte di Alessandro Magno (332 a.C.), l’Egitto passa sotto il dominio della dinastia macedone (304-30 a.C.), la stessa dei Tolomei e di Cleopatra, la cui capitale diviene Alessandria, una città fondata ex novo e che acquista un’importanza straordinaria nella diffusione dell’ellenismo in tutto il bacino del Mediterraneo.
Iside (affiancata da Osiride, Horus e Anubi) è la divinità che, tra tutte quelle del ricchissimo pantheon egizio, seduce maggiormente i nuovi signori della Valle del Nilo. Si consolidano così i processi di assimilazione tra la cultura egizia e quella greca che, nonostante le enormi differenze, hanno avuto già inizio nel VI secolo a.C. Questa fusione di culture diverse è particolarmente evidente, per esempio, a Menfi, l’antica capitale, che ospitava da lungo tempo una popolazione cosmopolita. Tolomeo I introdusse inoltre il culto di un’altra divinità, Serapide, destinata a rispondere alle aspettative sia dei Greci che degli Egizi. Si tratta di un personaggio maestoso, vestito alla greca, con una lunga barba e una sorta di modio sul capo, il kalathos, simbolo delle ricchezze di cui è dispensatore.Accompagnato dal suo cane, Cerbero, da vita a un modello iconografico sostanzialmente greco; tuttavia, per il nome che porta, Serapide si riallaccia contemporaneamente a Osiride e ad Api, il dio indigeno di Menfi, città dalle celebri necropoli. Il culto isiaco, così diverso da ciò che era stata la religione egizia nel corso di quasi tre millenni di storia faraonica, si diffonde a macchia d’olio, partendo da Menfi e Alessandria e conquistando tutto il bacino del Mediterraneo.
La “dogana alessandrina”, come l’ha definita J.Carcopino, è fondamentale, e decisiva è la metamorfosi che precede la diffusione degli isiaca al di fuori dell’Egitto. L’assimilazione di Iside da parte della cultura classica è talmente profonda che gli autori greci e latini giungono addirittura ad attribuire alla dea un’ascendenza ellenica: figlia di Crono e di Rea per alcuni, Iside sarebbe per altri figlia di Zeus ed Hera, o di Hermes, o di Prometeo. Il mito osiriaco viene dunque reinterpretato, come documentano Diodoro Siculo e Plutarco. Dopo aver sottratto l’Egitto alla barbarie, Osiride percorre tutta la terra per civilizzarla; al suo ritorno il fratello Seth riesce a imprigionarlo in una cassa, che getta nel Nilo. Iside si mette in cerca del marito e giunge errando fino a Biblo, dove la cassa portata dai flutti viene inglobata nel tronco di un albero con cui il re fa costruire una colonna per il suo palazzo. Iside recupera il prezioso sarcofago, si congiunge al corpo di Osiride, concepisce e mette al mondo Arpocrate, cioè Horus bambino. Seth recupera il cadavere del nemico e lo fa a pezzi. Iside riparte alla ricerca del suo sposo ed erige una tomba in tutti i luoghi in cui rinviene un pezzo del suo corpo; l’unica parte anatomica che manca all’appello è il fallo del dio, che è stato inghiottito da un pesce.

È negli ambienti greci d’Egitto, probabilmente a Menfi, che nascono le aretalogie, inni composti in onore di Iside, concepita essenzialmente come dea civilizzatrice e universale. Iside mette fine all’antropofagia e istituisce la giustizia e le leggi; da impulso all’agricoltura, alle arti e alle lettere, ai principi morali e ai buoni costumi; è signora della medicina, guaritrice di tutte le malattie umane. Sovrana del ciclo, della terra e dei mari, protegge gli uomini dai pericoli della navigazione e della guerra. Dea della salvezza per eccellenza, Iside veglia anche sulla morte. È interessante illustrare alcune delle principali tappe toccate dalla diffusione del culto isiaco. Una delle più significative è probabilmente l’isola di Belo, importante nodo commerciale in cui sorgevano tre templi dedicati alla religione egizia e dove sono state rinvenute numerose iscrizioni. Un’altra tappa importante è la Campania, soprattutto la zona di Pozzuoli e Pompei.

Gli isiaci hanno fortuna anche Roma, all’epoca di Silla (88-78 a.C). Benché la lotta condotta da Ottaviano contro l’Egitto di Antonio e Cleopatra provochi un rifiuto ufficiale del culto isiaco, a partire dall’inizio della nostra era, la passione per tutto ciò che è egizio, già diffusa negli ambienti degli schiavi e dei liberti e nella cerchia delle nobildonne romane care ai poeti elegiaci, conquista tutta la società romana. Leggiamo i versi di Properzio, Tibullo e Ovidio: Cinzia, Delia, Corinna sono devote di Iside. Nonostante tutto ciò, Augusto, che tanto ha penato per sconfiggere Cleopatra e il suo amante Marco Antonio, bandisce da Roma la pratica della religione isiaca.

lo scandalo ai tempi di tiberio

Nel 19 d.C., in seguito a uno scandaloso episodio verificatosi nel tempio di Iside (un cavaliere romano travestito da dio egizio seduce una matrona), Tiberio prende altre misure repressive nei confronti della “dea di Menfi e Canopo”, decretando la demolizione del tempio di Iside e gettando la statua della dea nel Tevere. Agli inizi dell’impero altri sovrani seguono il suo esempio. Si tratta di coloro che rivendicano una discendenza augustea; invece si mostrano favorevoli ai culti isiaci coloro che si dicono eredi di Antonio. Caligola (37-41 d.C.) è il primo imperatore iniziato ai misteri isiaci. A lui si devono la costruzione del tempio di Iside al Campo Marzio, le decorazioni dell’Aula Isiaca sul Palatino e le imbarcazioni lussuosamente equipaggiate secondo la moda egizia ormeggiate nel lago di Nemi. È possibile che queste ultime fossero utilizzate per le celebrazioni del Navigium Isidis, festeggiamenti in onore di Iside che si tenevano il 5 marzo e simboleggiavano la ripresa primaverile della navigazione. Favorevole ai culti isiaci è anche Nerone, educato da Seneca e da Cheremone, l’uno profondo conoscitore delle concezioni cosmogoniche egizie, l’altro sacerdote egizio, autore di trattati sulla storia e sulla religione della sua terra. Nerone introduce le ricorrenze isiache nel calendario romano.

la famiglia dei flavi

A favore di Iside sono inoltre gli imperatori della famiglia dei Flavi. Dopo esser stato proclamato imperatore dalle legioni, Vespasiano si reca nel tempio di Serapide ad Alessandria e dà dimostrazione dei propri poteri taumaturgici. Suo figlio Tito, dopo la presa di Gerusalemme, raggiunge Menfi e partecipa ai solenni funerali del dio Api. Nel 71 d.C. Vespasiano e Tito trascorrono la notte precedente il loro trionfo nel tempio di Iside, che sarà oggetto di importanti lavori di miglioramento sotto Domiziano. Quest’ultimo fa erigere a Roma e a Benevento obelischi su cui sono incise dediche egittizzanti. Per la prima volta, in quel periodo, il tempio isiaco di Roma compare su un’emissione di monete, sulle quali si sviluppano motivi iconografici che celebrano Iside e Serapide.

Traiano mantiene invece un atteggiamento distaccato nei confronti dei culti isiaci. Adriano visita l’Egitto nel 117 e nel 129-130 d.C. Il celebre colosso di Meninone, dopo aver taciuto in un primo tempo, il secondo giorno saluta l’imperatore e la moglie Sabina, come documentano quattro epigrammi della sacerdotessa Giulia Balbilla. Nel corso del viaggio, Antino, favorito del sovrano, annega e al giovane, da quel momento onorato di culto divino, viene dedicata la città di Antinopoli. Nella sua villa di Tivoli, inoltre, Adriano fa ricostruire Canopo, con un canale, un bacino e una grande quantità di statue di foggia egizia.

Nel corso del I e del II secolo d.C., gli elementi più caratteristici del “mondo egizio” conquistano definitivamente Roma. Molte piramidi ornano le tombe romane, sul modello di quella di Caio Cestio, eretta sotto Augusto. Un gran numero di obelischi provenienti direttamente dall’Egitto si staglia nel ciclo di Roma. Una quantità di sfingi abbellisce i giardini di piacere, mentre affreschi e mosaici di soggetto nilotico decorano le tenute di Ercolano e Pompei. Numerose statue, infine, spesso scolpite in pietra egiziana (il granito di Assuan o il porfido del Mons Claudianus), riproducono gli originali faraonici.

Anche Antonino Pio compie un viaggio in Egitto. Durante il suo regno Apuleio scrive le Metamorfosi, che raccontano in forma romanzata le esperienze mistiche dei fedeli di Iside. Marco Aurelio costruisce un tempio in onore di Hermanubi. L’ultimo degli Antonini, Commodo, celebra personalmente i riti sacri a Iside e porta l’immagine di Anubi nelle processioni; si moltiplicano inoltre le emissioni di medaglie con motivi isiaci in cui si distingue l’immagine di Serapide-Helios radiato. Anche Settimio Severo, appartenente alla dinastia successiva, si reca in pellegrinaggio in Egitto. Caracalla, che visita la valle del Nilo nel 215216 d.C., fa erigere a Roma, sul Quirinale, un tempio dedicato a Serapide Invictus.

Nel corso di tutto l’impero il culto isiaco è attestato da numerosi documenti.

la vittoria del cristianesimo

Ci si guardi, tuttavia, dall’attribuire indiscriminatamente a tutti gli oggetti egizi o egittizzanti rinvenuti in Occidente un significato religioso; è necessario infatti distinguere sempre il cultuale dal culturale. I militari, ad esempio, associano spesso l’adorazione di Serapide a quella dell’imperatore. Iside e Serapide compaiono dietro i Tetrarchi sull’Arco di Galerio (fine del III secolo d. C.) a Tessalonica. Testi geroglifici vengono prodotti anche in Egitto sotto Diocleziano (284-305 d.C.) e Massimino Daia, fino al regno di Teodosio, nell’agosto 394 d. C.; alla metà del V secolo d.C.a File si scrive ancora in demotico. Ma durante il IV secolo d.C., si intensifica in tutto l’impero la polemica dei propagandisti cristiani, che permette al cristianesimo di compiere decisivi passi avanti.

I culti pagani vivono un ultimo sussulto di vitalità sotto Valentiniano II, grazie al favore del prefetto del pretorio Nicomaco Flaviano e dei nobili che si raccolgono intorno a lui. Le immagini delle divinità alessandrine ricorrono con notevole frequenza sulle monete coniate a Roma in occasione dei vota publica. Nel 392 d.C. tuttavia, Teodosio dà il colpo di grazia alle religioni pagane, decretando bruscamente la fine pressoché completa dei culti isiaci.
Fonte: Jean Leclant- Prefazione al catalogo della mostra su Iside: Iside il mistero la magia – Milano – 22/11/1997

Per approfondimenti, vi consigliamo la seguente serie di letture:
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